"Scelgo", installazione sonora 2009
Il progetto:
Installazione sonora: 


traccia sonora:
voce di Federico Lacche
Stefano Taccone e Stefania Russo
PUBBLICHE INTERFERENZE. Residenza a cura di Annalisa Cattani
FONDAZIONE COMINELLI
Cisano di San Felice del Benaco, Brescia
PUBBLICHE INTERFERENZE
Piattaforma di scambio tra pratiche artistiche e curatoriali nello spazio pubblico
Business su Business
Business su Business, 2008
Installazione, fotografie e materiali vari,
Il lavoro propone un'installazione cartografica degli scambi dei mercati dei paesi dell'est che rappresenta una diversa geografia della città che si sovrappone a quella topografica. In alcune zone di Bologna, soprattutto nella periferia, aprono clandestinamente e temporaneamente dei mercatini di vari paesi europei ed extra europei che rappresentano una forma di economia parallela a quella ufficiale. Un'economia che stabilisce regole, fatta di esigenze e richieste.
Il tracciato a parete delle zone dove avvengono questi "scambi" e il commercio è più frequente, mette in connessione i vari mercati con i paesi di provenienza. Attraverso una documentazione fotografica e delle interviste si possono cedere le immagini e ascoltare le voci di chi vive questi mercati. L'artista sviluppa la sua ricerca attorno all'esplorazione di movimenti sottotraccia. L'idea di pratica artistica, nel suo lavoro, significa innanzitutto agire nel mondo, confrontandosi con un luogo reale e manifestando una documentazione che porti a rappresentare un microcosmo sociale nella forma di un mosaico dinamico e contraddittorio.
SAME DEMOCRACY. Neon
installazione del progetto "Business su Business" nella prima parte della mostra
Pratiche artistiche e curatoriali nell'era dell'open source culture
a cura di
Marinella Paderni e Elvira Vannini
dal 19 aprile all'11 giugno 2008
Il format non sarà quello della mostra, intesa in senso tradizionale, ma di un dispositivo formale sviluppato in due tempi (volume 1 e volume 2) che genera relazioni tra le persone e nasce da un processo sociale. Alcuni interventi artistici saranno presentati nella prima data e arricchiti durante l'esposizione dall'intervento di altri artisti, mentre altri lavori saranno esposti nella prima parte ma rimarranno visibili su monitor nella seconda. Tra il primo e il secondo volume saranno organizzati incontri e workshop con gli artisti e con teorici.
Il progetto si propone di riflettere infatti sulle diverse forme di lavoro curatoriale e, tra interferenze, sovrapposizioni e zone di contatto, tenterà di mettere progressivamente a fuoco un discorso metodologico sulla contingenza, tra le pratiche artistiche e le dinamiche di relazione col pubblico, in un sistema di condivisione che farà degli spazi della Neon un catalizzatore di esperienze sociali e urbane.
La cultura dell'età dell'informazione ha generato in quest'ultimo decennio forme tecnologiche di comunicazione che sono passate ben presto a fare parte di modelli comportamentali globali utilizzati non solo dalle web community.
L'arte contemporanea aveva già anticipato negli anni Novanta pratiche collegabili all'attuale cultura dell'open source con opere fondate sullo scambio collettivo e sulla postproduzione. Oggi il modello open source – mettere in rete, a disposizione di tutti, parti del proprio lavoro concettuale e progettuale, che può essere successivamente arricchito e potenziato da altri ri-immettendolo nuovamente in rete - è mutuato dall'universo informatico alla cultura delle arti visive e non solo.
Questo tipo di modello democratico di produzione culturale è adottato da alcuni artisti per riflettere esteticamente e criticamente sull'attuale sistema delle società occidentali e di quelle dei paesi del Secondo e Terzo Mondo. Operando sui concetti di economia soft e creativa, di scambio/baratto non solo di oggetti ma anche di idee, informazioni e soprattutto servizi, di postproduzione tra diversi linguaggi e saperi, gli artisti di oggi operano delle connessione tra individui non solo nel circuito dell'arte ma anche tra circuiti diversi, più globali.
I processi delle cosiddette "economie illegali o parallele" - in cui si instaura una transazione, un modello alternativo di scambio rispetto a quello monetario – assumono, in questo progetto, un problema enunciativo generale, da assimilare nell'ottica della post-produzione, al lavoro artistico - oltre che curatoriale - nell'ambito delle pratiche discorsive, nella dialettica tra produzione e consumo, nella prospettiva della globalizzazione.
SAME DEMOCRACY procede secondo il modello dell'open source.
Pratiche di scambio, di interconnessione, di postproduzione sono messe a confronto integrandosi in alcuni casi, in altre dialogando all'unisono secondo livelli e piani differenti. Gli artisti invitati a partecipare, si inseriranno nel progetto con modalità diverse: alcuni, elaborando nuovi interventi site-specific, altri mostrando dei processi in corso, con l'esposizione di materiali eterogenei – siti web, slides, sequenze in movimento, video in un'apposita postazione di monitoraggio e visione, disegni, progetti, interventi sonori, elaborazioni grafiche e disegnative, lacerti documentari e prelievi linguistici di vario tipo. Altri lavori saranno predisposti 'a distanza' attraverso una serie di istruzioni per l'uso che serviranno a costruire l'opera in situ, il processo di allestimento verrà realizzato attraverso una condivisione di informazioni, in una co-curatorship, una collaborazione tra pratiche artistiche e curatoriali fatta di scambi e inferenze continue.
in-tensione
... E’ una gabbia per uccellini che ha subito due mutazioni, una dimensionale ed una materica, e che è sostenuta da una doppia catena, galleggiando a mezza altezza in assenza del suo ospite. L’evidenza con cui fa questo oggetto contraddittorio di polistirolo e ferro fa mostra di sé può suscitare qualche sospetto: c’è forse qualcosa che non stiamo vedendo? Il rimando è diretto ad una condizione di costrizione, una rete leggera di proibizioni e di impossibilità. La trama sottile della gabbia è sostenuta da una catena di acciaio che la sospende stringendola irrimediabilmente verso il soffitto in una evidente contraddizione materica.
(Massimo Marchetti)
Traces of people. ZUNI artecontemporanea
via Ragno 15 Ferrara
Maria Vittoria Perrelli
Traces of people
dal 28/3 al 27/4/08
Traces of people è un progetto inedito pensato per gli spazi dello Zuni: video, fotografia, volantini, un wall paper di materiali eterogenei legati al circuito dell'autoproduzione, della controcultura e della comunicazione politica, insieme a un'installazione site-specific realizzata appositamente per l'occasione e frutto di una ricerca processuale che l'artista applica ad ogni lavoro, complesso, tassonomico, quasi ossessivo nella sua implicazione necessaria con i contesti in cui si trova ad agire, e che spesso significa entrare in una frattura della realtà. Interessata ai collective behaviour, ai fenomeni di aggregazione sociale, che diventano collettivi e si trasformano in fanatismo, spesso i suoi lavori si traducono in un'operazione di memoria. Si inserisce nei forum degli ultras, passa dalla politica all'ambito musicale underground per accumulare, schedare e catalogare.
In questa occasione, l'installazione di Maria Vittoria Perrelli registra l'ambiguità di un mondo solo apparentemente vicino. Muovendosi da un inventario di "segnali" che rivelano una zona d'ombra, l'artista ha allargato i cerchi della propria esplorazione visiva, giungendo a fissare momenti sottilmente contraddittori dello sviluppo consumistico e rapidamente occidentalizzante di questo nuovo Paese, tra le derive e le utopie della società post-socialista, esempio fra i tanti possibili della discrasia che colpisce le situazioni socio-politiche complesse dopo la fine di un conflitto. Attraverso decine di immagini che si rimandano reciprocamente e che nella loro stratificazione riproducono un'espansione a prima vista caotica e senza un orientamento definito, entriamo in uno sguardo che ci racconta dell'impossibilità di ricomporre i pezzi e di raggiungere una "verità" su ciò che si ha di fronte.
aperto dalle 19 alle 01.30 /// chiuso il lunedì e il martedì
CONTAINER
nell'ambito del progetto: Sposta il tuo centro, Quartiere San Donato, Città di Città con il sostegno di: Istituto Gramsci, Istituto Beni Culturali, Comune di Bologna, Quartiere San Donato, INTERPORTO, Bologna Fiere, neon>campobase
PROGETTO CONTAINER, Quartiere San Donato, Bologna 2007
Nel container, vorrei creare un punto di raccolta di materiale autoprodotto nelle varie zone del quartiere, che diventi archivio della biblioteca, un archivio nell’archivio, presente parallelamente e consultabile. Ma anche una postazione per la libera visione di tutto il materiale donato e in continuo aggiornamento che verrà portato liberamente e catalogato.
"SOCIAL HAMMOCK ", installazione corda e abiti, 2005
.jpg)

"FIGLI", Video 00:01:00 + 3 di 70 “conversazioni. 2005







Essere figli di un’idea rappresenta la coscienza di una collettività e la predisposizione verso un’intenzione.
Attraverso una serie di intromissioni nei forum, discussioni e litigi sono nate delle interviste, dei colloqui su carta, delle “confessioni”, da parte degli Ultrà sul perché si crede, si vive e si lotta per il proprio ideale, per la propria squadra e sull’etica dello sport.
Il video “figli” è composto da una sequenza di foto scattate dagli spalti, durante le azioni, tra preoccupazione e concentrazione, ansia e delusione, incitamento ed energia.
Il sonoro è la dichiarazione d’amore più sentita alla Società Sportiva Lazio.
Il video è distante dalla presa di posizione rispetto agli atti violenti, lo schieramento politico, l’atteggiamento più o meno partecipato all’azione ma vuole essere una dichiarazione di condizione, una messa in luce dall’interno di un’ideale vero che è diventato stereotipo.
“CONVERSAZIONI”, 2005.
3 fogli A4.
"Noi siamo ultrà. Non siamo gente come gli altri. Non amiamo mescolarci con le masse, non vogliamo uniformarci. Siamo pronti a subire torti, oppressioni e sguardi malevoli. Non tradiremo mai ciò in cui crediamo, e continueremo a seguire la nostra linea per sempre. Senza l'appoggio di nessuno, senza che nessuno ci dica bravi. Sempre così, con la sciarpa al collo, in giro per l'Italia, inseguendo un sogno. Non siamo eroi, ma amiamo quello che siamo e vogliamo difenderlo. E anche voi, anche se dell'essere ultrà non ve ne frega niente, dateci retta. Se vi mettono i piedi in testa, se vi sentite pronti a fare la vostra parte per rendere più puro questo mondo, allora venite con noi. Fate come facciamo noi, create un movimento, aggregatevi a qualcuno che la pensa come voi, poco importa se nero, rosso o fucsia, e andate alla conquista del mondo.
Non possiamo garantirvi che la vostra vita sarà migliore, questo no.
Ma vi assicuriamo che almeno sarà vera."
“Sin da piccoli, al ritorno da scuola, il più grande desiderio era correre in strada, in cortile o nel campetto vicino casa per giocare a pallone.
Il più delle volte non era facile giocare, perché c’erano i “grandi” ma imperterriti, sino al tramonto, aspettavamo il nostro turno e così via, giorno dopo giorno.
Lì regnava la legge del più bravo, a cui ogni azione dovevi passare la palla, e se malauguratamente eri il peggiore, allora dovevi fare il portiere.
Da grandi queste passioni sono finite, non si ha più tempo di fare nulla e si sta comodi a casa a guardare le partite in pay-tv.
Ma la vera passione, quella autentica, quella che fa veramente battere il cuore si può trovare solo lì, in quei campetti o in quei cortili dove l’importante non è vincere ma giocare”.
“Anche il calcio è una forma d’arte, credo che ogni sportivo ne faccia parte e ogni ultras tutte le domeniche ha il diritto di colorarvi i propri sogni, speranze in qualsiasi stadio si trovi la squadra del cuore. Credo anche che il calcio sia l’unico movimento che riconcilia diversi estratti sociali, età, pensieri politici e non solo.
E’ una poesia dalla quale ciascuno può attingere le proprie emozioni, qualsiasi esse siano.
Un saluto alla vecchia Anconetana, al Collettivo 1987, ai C.U.B.A. e agli ultimi arrivati Cani Sciolti.
No al calcio moderno: - SKY + SPY.”
"C'E' QUALCUNO IN CASA", Manifesto pubblico, 4x2,80, 2006


"RELATIVAMENTE LEGGERI" installazione con 13 metri di abiti e suono, 2006
.jpg)
"GIOVENTU' RIBELLE. ARCHIVIO DEL DISSENSO" stampa su carta, 2006





.jpg)
I “giovani ribelli” nascono con l’intento di sovvertire le regole dell’agire politico agendo attraverso interventi all’interno di manifestazioni, convegni, dibattiti e portando avanti ideologie che fanno dell’azione nel sostrato sociale il fulcro della loro attività. Il collettivo cresce modificandosi continuamente e lasciando intervenire al suo interno ogni volta, personalità diverse, in un continuo interscambio dell’idea di intervento. “Gioventù ribelle” rappresenta il concretizzarsi di una volontà, della precisa espressione dell’imposizione, una crescita naturale e costante che rafforza un’ideologia non imposta.
L’idea di dissenso che caratterizza il collettivo rappresenta un’evoluzione continua di idee e comportamenti e le strategie di intervento nel reale si concretizzano in un’azione partecipata nella quotidianità.
L’idea di archivio nasce dall’urgenza di riconoscere ed iniziare a catalogare tante situazioni non passive che nascono e agiscono come forma di contrasto a situazioni vigenti che stabiliscono leggi e imposizioni senza alcuna flessibilità. Da questo continuo rinnovamento e il suo rigenerarsi di volta in volta si destruttura l’idea stessa di archivio, non una catalogazione e classificazione di eventi, storie e immagini ma piuttosto una serie di esperienze difficilmente visibili perchè geograficamente lontane: manifestazioni, incontri e foto di discussioni. Tanti scatti che fanno riferimento alla stessa intensità. Quindi un work in progress mobile, labile e polimorfo. Una moltitudine continua di immagini che vanno prese, riconosciute e considerate.
"LA VERITA' E' NELLE CASE DELLA GENTE", installazione sonora, 2006
“Un progetto radicale in una città in cui aleggia uno strano senso della verità. Che cos’è la verità?
L’artista lo ha chiesto ad un network di artisti, curatori, politici, musicisti. Un collages sonoro per manifestare il proprio dissenso che, nella musica come nell’arte, non è un semplice punto di vista ma una strategia di azione diretta”[1].
Hanno partecipato al mio progetto:
Adriana Torregrossa,
Ad ognuno ho chiesto il proprio significato di verità, la risposta ad un interrogativo che apre molte discussioni, che ha delle implicazioni a seconda del contesto o del punto di vista da cui si guardano le cose. Ma questi intrecci naturali e spontanei non impediscono di spiegare gli accadimenti disarmanti e le risposte che tutti cerchiamo. Ogni testimonianza è stata fondamentale per il lavoro, ognuno ha trovato le parole giuste per motivare la propria idea verità.
[1] Testo relativo al lavoro presente nella mostra “Every revoltion is a throw of dice” a cura di Elvira Vannini, Loggia della Mercanzia, in collaborazione con il Museo di Villa Croce e l’Accademia Ligustica, Genova, 2006.
"ŠKABRNJA", videoproiezione, 2007
"MAYBE", installazione, lettere di polistirolo, 20x10x2 cm, 2007

"THE BUGS DON'T SPEAKS", installazione, 2007













.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)



















.jpg)

