"Dichiarazioni di idoneità", installazione sonora, Scampia, Napoli, 2009













"Scelgo", installazione sonora 2009

Il progetto:
Installazione sonora:




traccia sonora:
voce di Federico Lacche

video



"Maria Vittoria Perrelli sembra definibile a ragione un’artista uditiva almeno quanto un’artista visiva. Spesso e volentieri infatti i suoi interventi, pur contestualizzandosi nell’ambito delle arti visive, sollecitano assai più l’ascolto che lo sguardo. È il caso della presente mostra, ove adoperando come ready-made sonoro la lettura di una breve favola, “Giacomo di cristallo”, opera scaturita dalla ricca, varia, instabile e fanciullesca penna di Gianni Rodari, pone in crisi l'assunto secondo cui ogni realtà non è esperibile al di fuori di una codificazione che inevitabilmente la restituisce alterata. Infatti non solo in Giacomo verità e rappresentazione combaciano tanto paradossalmente quanto perfettamente, ma tale condizione si allarga, suo malgrado, a tutto ciò che lo circonda, dal momento che «la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano…». In ciò risiede il suo dramma, ma anche la sua virtù. La rara virtù di chi non si arrende, di chi non è capace di tacere, di chi ha il coraggio di dire di no".

Stefano Taccone e Stefania Russo




PUBBLICHE INTERFERENZE. Residenza a cura di Annalisa Cattani








FONDAZIONE COMINELLI
Cisano di San Felice del Benaco, Brescia


PUBBLICHE INTERFERENZE
Piattaforma di scambio tra pratiche artistiche e curatoriali nello spazio pubblico


2-3 ottobre: RESIDENZA a cura di Annalisa Cattani, con Giancarlo Norese, Maria Vittoria Perrelli, Undo.net (Anna Stuart Tovini e Vincenzo Chiarandà), Maria Giovanna Mancini, Massimo Marchetti, Elvira Vannini.


Annalisa Cattani, ORAZIO E NOVELLA: una residenza di due giorni in cui impostare dialoghi socratici attorno ad alcuni temi ricorrenti in campo artistico e dintorni, con una serie di ospiti e con gli abitanti di Cisano. Nell'oliveto adiacente la Fondazione Cominelli sarà inoltre presentata un'installazione sonora. Sarà udibile, camminando tra gli ulivi, la conversazione a porte chiuse che si terrà presso la Fondazione, il 2 e il 3 ottobre. Parteciperanno alla residenza curata da Annalisa Cattani, Giancarlo Norese, Maria Vittoria Perrelli, Undo.net (Anna Stuart Tovini e Vincenzo Chiarandà), Maria Giovanna Mancini, Massimo Marchetti, Elvira Vannini.

immagini di "Business su Business"





Business su Business

Business su Business, 2008
Installazione, fotografie e materiali vari,


Il lavoro propone un'installazione cartografica degli scambi dei mercati dei paesi dell'est che rappresenta una diversa geografia della città che si sovrappone a quella topografica. In alcune zone di Bologna, soprattutto nella periferia, aprono clandestinamente e temporaneamente dei mercatini di vari paesi europei ed extra europei che rappresentano una forma di economia parallela a quella ufficiale. Un'economia che stabilisce regole, fatta di esigenze e richieste.
Il tracciato a parete delle zone dove avvengono questi "scambi" e il commercio è più frequente, mette in connessione i vari mercati con i paesi di provenienza. Attraverso una documentazione fotografica e delle interviste si possono cedere le immagini e ascoltare le voci di chi vive questi mercati. L'artista sviluppa la sua ricerca attorno all'esplorazione di movimenti sottotraccia. L'idea di pratica artistica, nel suo lavoro, significa innanzitutto agire nel mondo, confrontandosi con un luogo reale e manifestando una documentazione che porti a rappresentare un microcosmo sociale nella forma di un mosaico dinamico e contraddittorio.











SAME DEMOCRACY. Neon


installazione del progetto "Business su Business" nella prima parte della mostra

SAME DEMOCRACY
Pratiche artistiche e curatoriali nell'era dell'open source culture

a cura di
Marinella Paderni e Elvira Vannini
dal 19 aprile all'11 giugno 2008


L'evento si strutturerà come un display in progress di interventi artistici presso Neon>campobase, con un feedback continuo e un aggiornamento in tempo reale che trasformerà lo spazio espositivo in una postazione di ascolto e di osservazione di pratiche artistiche e curatoriali che attingono ai modelli dell'open source, delle economie flessibili e degli scambi tra comunità .
Il format non sarà quello della mostra, intesa in senso tradizionale, ma di un dispositivo formale sviluppato in due tempi (volume 1 e volume 2) che genera relazioni tra le persone e nasce da un processo sociale. Alcuni interventi artistici saranno presentati nella prima data e arricchiti durante l'esposizione dall'intervento di altri artisti, mentre altri lavori saranno esposti nella prima parte ma rimarranno visibili su monitor nella seconda. Tra il primo e il secondo volume saranno organizzati incontri e workshop con gli artisti e con teorici.
Il progetto si propone di riflettere infatti sulle diverse forme di lavoro curatoriale e, tra interferenze, sovrapposizioni e zone di contatto, tenterà di mettere progressivamente a fuoco un discorso metodologico sulla contingenza, tra le pratiche artistiche e le dinamiche di relazione col pubblico, in un sistema di condivisione che farà degli spazi della Neon un catalizzatore di esperienze sociali e urbane.

La cultura dell'età dell'informazione ha generato in quest'ultimo decennio forme tecnologiche di comunicazione che sono passate ben presto a fare parte di modelli comportamentali globali utilizzati non solo dalle web community.
L'arte contemporanea aveva già anticipato negli anni Novanta pratiche collegabili all'attuale cultura dell'open source con opere fondate sullo scambio collettivo e sulla postproduzione. Oggi il modello open source – mettere in rete, a disposizione di tutti, parti del proprio lavoro concettuale e progettuale, che può essere successivamente arricchito e potenziato da altri ri-immettendolo nuovamente in rete - è mutuato dall'universo informatico alla cultura delle arti visive e non solo.

Questo tipo di modello democratico di produzione culturale è adottato da alcuni artisti per riflettere esteticamente e criticamente sull'attuale sistema delle società occidentali e di quelle dei paesi del Secondo e Terzo Mondo. Operando sui concetti di economia soft e creativa, di scambio/baratto non solo di oggetti ma anche di idee, informazioni e soprattutto servizi, di postproduzione tra diversi linguaggi e saperi, gli artisti di oggi operano delle connessione tra individui non solo nel circuito dell'arte ma anche tra circuiti diversi, più globali.
I processi delle cosiddette "economie illegali o parallele" - in cui si instaura una transazione, un modello alternativo di scambio rispetto a quello monetario – assumono, in questo progetto, un problema enunciativo generale, da assimilare nell'ottica della post-produzione, al lavoro artistico - oltre che curatoriale - nell'ambito delle pratiche discorsive, nella dialettica tra produzione e consumo, nella prospettiva della globalizzazione.

SAME DEMOCRACY procede secondo il modello dell'open source.
Pratiche di scambio, di interconnessione, di postproduzione sono messe a confronto integrandosi in alcuni casi, in altre dialogando all'unisono secondo livelli e piani differenti. Gli artisti invitati a partecipare, si inseriranno nel progetto con modalità diverse: alcuni, elaborando nuovi interventi site-specific, altri mostrando dei processi in corso, con l'esposizione di materiali eterogenei – siti web, slides, sequenze in movimento, video in un'apposita postazione di monitoraggio e visione, disegni, progetti, interventi sonori, elaborazioni grafiche e disegnative, lacerti documentari e prelievi linguistici di vario tipo. Altri lavori saranno predisposti 'a distanza' attraverso una serie di istruzioni per l'uso che serviranno a costruire l'opera in situ, il processo di allestimento verrà realizzato attraverso una condivisione di informazioni, in una co-curatorship, una collaborazione tra pratiche artistiche e curatoriali fatta di scambi e inferenze continue.

playlist per i want your list


progetto di Domenico Antonio Mancini per Same Democracy

in-tensione



... E’ una gabbia per uccellini che ha subito due mutazioni, una dimensionale ed una materica, e che è sostenuta da una doppia catena, galleggiando a mezza altezza in assenza del suo ospite. L’evidenza con cui fa questo oggetto contraddittorio di polistirolo e ferro fa mostra di sé può suscitare qualche sospetto: c’è forse qualcosa che non stiamo vedendo? Il rimando è diretto ad una condizione di costrizione, una rete leggera di proibizioni e di impossibilità. La trama sottile della gabbia è sostenuta da una catena di acciaio che la sospende stringendola irrimediabilmente verso il soffitto in una evidente contraddizione materica.

(Massimo Marchetti)

Traces of people. ZUNI artecontemporanea


ZUNI artecontemporanea
via Ragno 15 Ferrara

Maria Vittoria Perrelli

Traces of people

dal 28/3 al 27/4/08
Venerdì 28 marzo, alle ore 19,30, presso lo Zuni artecontemporanea di Ferrara, si inaugurerà la mostra Traces of people di Maria Vittoria Perrelli, a cura di Silvia Meneghini e Massimo Marchetti, proposta nell'ambito delle attività collaterali che affiancano la XIII Biennale Donna dedicata all'artista anglo-palestinese Mona Hatoum.

Traces of people è un progetto inedito pensato per gli spazi dello Zuni: video, fotografia, volantini, un wall paper di materiali eterogenei legati al circuito dell'autoproduzione, della controcultura e della comunicazione politica, insieme a un'installazione site-specific realizzata appositamente per l'occasione e frutto di una ricerca processuale che l'artista applica ad ogni lavoro, complesso, tassonomico, quasi ossessivo nella sua implicazione necessaria con i contesti in cui si trova ad agire, e che spesso significa entrare in una frattura della realtà. Interessata ai collective behaviour, ai fenomeni di aggregazione sociale, che diventano collettivi e si trasformano in fanatismo, spesso i suoi lavori si traducono in un'operazione di memoria. Si inserisce nei forum degli ultras, passa dalla politica all'ambito musicale underground per accumulare, schedare e catalogare.
In questa occasione, l'installazione di Maria Vittoria Perrelli registra l'ambiguità di un mondo solo apparentemente vicino. Muovendosi da un inventario di "segnali" che rivelano una zona d'ombra, l'artista ha allargato i cerchi della propria esplorazione visiva, giungendo a fissare momenti sottilmente contraddittori dello sviluppo consumistico e rapidamente occidentalizzante di questo nuovo Paese, tra le derive e le utopie della società post-socialista, esempio fra i tanti possibili della discrasia che colpisce le situazioni socio-politiche complesse dopo la fine di un conflitto. Attraverso decine di immagini che si rimandano reciprocamente e che nella loro stratificazione riproducono un'espansione a prima vista caotica e senza un orientamento definito, entriamo in uno sguardo che ci racconta dell'impossibilità di ricomporre i pezzi e di raggiungere una "verità" su ciò che si ha di fronte.

aperto dalle 19 alle 01.30 /// chiuso il lunedì e il martedì


video

CONTAINER


Laboratorio osservatorio mobile arte pubblica.

CONTAINER LABORATORIO OSSERVATORIO MOBILE ARTE PUBBLICA
nell'ambito del progetto: Sposta il tuo centro, Quartiere San Donato, Città di Città con il sostegno di: Istituto Gramsci, Istituto Beni Culturali, Comune di Bologna, Quartiere San Donato, INTERPORTO, Bologna Fiere, neon>campobase


a cura di: Mili Romano e di Gino Gianuizzi

artisti: Alessandra Andrini, Maria Pia Cinque, Cinzia Delnevo, Emilio Fantin, Anna Ferraro, Sabrina Muzi, Maria Vittoria Perrelli, Mili Romano, Monika Stemmer, Adriana Torregrossa, Anna Rispoli/Zimmerfrei


collaborano al progetto: Manuela Buttiglione, Marta Cannoni, Rita Correddu, Alice Militello

PROGETTO CONTAINER, Quartiere San Donato, Bologna 2007




L’idea del progetto nasce dalla necessità di creare all’interno della Biblioteca del Pilastro un link con l’esterno, con quelle realtà indipendenti, che si autoproducono e creano alternative “aperte” e concrete, parallele a quelle ufficiali. La mia idea è quella di rendere visibile un archivio online all’interno della struttura della Biblioteca, collaborando e facendo confluire il materiale dell’archivio con un collettivo che si occupa di produzioni indipendenti. New Global Vision intende, infatti, per statuto, oggettivare la presenza di situazioni non ufficiali e underground, libere da vincoli istituzionali rendendo pubblica la trasmissione di video e immagini che passano dall’attivismo politico all’arte, alla musica fino ai più sperimentali cortometraggi e le telestreet tv dividendo il materiale liberamente scaricabile, per sezioni tematiche.

Nel container, vorrei creare un punto di raccolta di materiale autoprodotto nelle varie zone del quartiere, che diventi archivio della biblioteca, un archivio nell’archivio, presente parallelamente e consultabile. Ma anche una postazione per la libera visione di tutto il materiale donato e in continuo aggiornamento che verrà portato liberamente e catalogato.




"SOCIAL HAMMOCK ", installazione corda e abiti, 2005








L’idea dell’amaca è nata dall’urgenza di mettere in luce una situazione di disagio nel periodo degli sgomberi degli spazi occupati a Bologna. Ho invitato a partecipare, all’interno dell’installazione molti ragazzi dei collettivi che lavorano attivamente in questi luoghi. Ho chiesto, dopo vari momenti di discussione e incontri alle riunioni, di darmi dei vestiti e venire il giorno dell’inaugurazione a distribuire volantini e materiale riguardante la loro attività. Ho successivamente cucito nella seduta dell’amaca tutti i loro abiti senza modificarli, lavarli e tagliarli. Ogni frammento è diventato un’immagine, una presenza fondamentale che diventava occupazione (una specie di sit-in immaginario, rispetto all’ufficialità della sede espositiva). Questa fase processuale è parte integrante del lavoro. La situazione conflittuale che gli sgomberi e l’arresto dei tre ragazzi di uno spazio occupato, nei giorni in cui lavoravo al progetto, rappresentavano il momento dell’azione, l’idea di una legalità non rappresentata fino in fondo, lo scontro di un pensiero opposto, ma anche la riattualizzazione di una problematica, costretta molto spesso ai margini dell’illegalità. E’ una sorta di racconto in presa diretta di una contingenza in atto.

"FIGLI", Video 00:01:00 + 3 di 70 “conversazioni. 2005

video










“Figli” è l’idea di una fede, una volontà di appartenenza che supera la coscienza. E’ una sorta di congiunzione fisica e mentale con un’idea concreta di perfezione. In questo caso è una squadra di calcio, un modo per mantenere viva la propria storia.
Essere figli di un’idea rappresenta la coscienza di una collettività e la predisposizione verso un’intenzione.
Attraverso una serie di intromissioni nei forum, discussioni e litigi sono nate delle interviste, dei colloqui su carta, delle “confessioni”, da parte degli Ultrà sul perché si crede, si vive e si lotta per il proprio ideale, per la propria squadra e sull’etica dello sport.

Il video “figli” è composto da una sequenza di foto scattate dagli spalti, durante le azioni, tra preoccupazione e concentrazione, ansia e delusione, incitamento ed energia.
Il sonoro è la dichiarazione d’amore più sentita alla Società Sportiva Lazio.

Il video è distante dalla presa di posizione rispetto agli atti violenti, lo schieramento politico, l’atteggiamento più o meno partecipato all’azione ma vuole essere una dichiarazione di condizione, una messa in luce dall’interno di un’ideale vero che è diventato stereotipo.



CONVERSAZIONI”, 2005.
3 fogli A4.

"Noi siamo ultrà. Non siamo gente come gli altri. Non amiamo mescolarci con le masse, non vogliamo uniformarci. Siamo pronti a subire torti, oppressioni e sguardi malevoli. Non tradiremo mai ciò in cui crediamo, e continueremo a seguire la nostra linea per sempre. Senza l'appoggio di nessuno, senza che nessuno ci dica bravi. Sempre così, con la sciarpa al collo, in giro per l'Italia, inseguendo un sogno. Non siamo eroi, ma amiamo quello che siamo e vogliamo difenderlo. E anche voi, anche se dell'essere ultrà non ve ne frega niente, dateci retta. Se vi mettono i piedi in testa, se vi sentite pronti a fare la vostra parte per rendere più puro questo mondo, allora venite con noi. Fate come facciamo noi, create un movimento, aggregatevi a qualcuno che la pensa come voi, poco importa se nero, rosso o fucsia, e andate alla conquista del mondo.
Non possiamo garantirvi che la vostra vita sarà migliore, questo no.
Ma vi assicuriamo che almeno sarà vera."



Sin da piccoli, al ritorno da scuola, il più grande desiderio era correre in strada, in cortile o nel campetto vicino casa per giocare a pallone.
Il più delle volte non era facile giocare, perché c’erano i “grandi” ma imperterriti, sino al tramonto, aspettavamo il nostro turno e così via, giorno dopo giorno.
Lì regnava la legge del più bravo, a cui ogni azione dovevi passare la palla, e se malauguratamente eri il peggiore, allora dovevi fare il portiere.
Da grandi queste passioni sono finite, non si ha più tempo di fare nulla e si sta comodi a casa a guardare le partite in pay-tv.
Ma la vera passione, quella autentica, quella che fa veramente battere il cuore si può trovare solo lì, in quei campetti o in quei cortili dove l’importante non è vincere ma giocare
”.


Anche il calcio è una forma d’arte, credo che ogni sportivo ne faccia parte e ogni ultras tutte le domeniche ha il diritto di colorarvi i propri sogni, speranze in qualsiasi stadio si trovi la squadra del cuore. Credo anche che il calcio sia l’unico movimento che riconcilia diversi estratti sociali, età, pensieri politici e non solo.
E’ una poesia dalla quale ciascuno può attingere le proprie emozioni, qualsiasi esse siano.
Un saluto alla vecchia Anconetana, al Collettivo 1987, ai C.U.B.A. e agli ultimi arrivati Cani Sciolti.
No al calcio moderno: - SKY + SPY.

"C'E' QUALCUNO IN CASA", Manifesto pubblico, 4x2,80, 2006




Ci sono lunghe procedure per regolarizzare la propria presenza in Italia. Una di queste è scritta qui, tra le prime cose da fare è presentare il modulo di richiesta, foto, passaporto... le condizioni vengono accettate indiscriminatamente. Ogni volta si richiede sicurezza e ci si accerta che le regole vengano rispettate, tralasciando però che anche dall’altra parte ce ne sono altre che però inevitabilmente vengono schiacciate. Nel manifesto ho scritto una delle tante imposizioni per stabilire una regolarità, un permesso di soggiorno esibito e parzialmente riportato nelle strade. Una pratica consueta per alcuni e un dovere per altri. Non ho modificato le richieste in nessuna delle parti.

"RELATIVAMENTE LEGGERI" installazione con 13 metri di abiti e suono, 2006









La casa, gli abiti, gli armadi: sono un’attitudine della memoria, metafore della vita affettiva che trasmettono un’intimità dispiegata negli oggetti e raccontano di un agire estetico e sociale fatto di accumuli e di riusi: un nomadismo che riflette la ricerca della stabilità, lo scambio come forma economica primordiale che sfugge agli standard della globalizzazione. Relativamente leggeri è un’installazione polimorfica fatta di abiti chiesti alle persone, ognuno connotato dalla presenza e dal vissuto della propria storia. Questa installazione site specific è stata realizzata al Graffio, uno spazio espositivo bolognese oramai storico, all’interno di un palazzo e comprende un cortile interno molto spesso utilizzato per installazioni ed interventi artistici. Sono intervenuta coinvolgendo gli abitanti di questo edificio e oltre ad aver spiegato al progetto ho chiesto il loro aiuto per la realizzazione dell’installazione. Non ho ricevuto l’approvazione di tutti, ma chi ha contribuito si è reso disponibile ad aprirmi le loro case e a registrare i suoni naturali del loro privato: rumori di sedie trascinate, tintinnii di bicchieri, piatti, risate dei bambini, passi nei corridoi, telefonate e tante altre quotidianità amplificate. Ho infine intrecciato tutti gli abiti, tredici metri di abiti che partivano dalla porta aperta dell’ultima casa del palazzo fino ad arrivare al cortile, lo spazio aperto che unisce tante abitazioni in uno spazio nascosto e non visibile dall’esterno. Il cordone polimorfico di abiti porta in se non solo i vissuti delle persone a cui sono appartenuti ma anche dei suoni fatti di voci ed entità facilmente riconoscibili perché entrano nell’immaginario di ognuno.

"GIOVENTU' RIBELLE. ARCHIVIO DEL DISSENSO" stampa su carta, 2006









Maria Vittoria Perrelli ha costruito un archivio del dissenso, una raccolta sistematica di identità antagoniste, di immagini ‘pericolose’. Gioventù ribelle è un collettivo ma anche un deposito della memoria. Una processualità preliminare è parte fondante del suo lavoro: l’artista si inserisce nei forum degli ultra, passa dalla politica all’ambito musicale underground per accumulare, schedare e catalogare senza alcun riguardo scientifico, se non mossa dal disordine del proprio sguardo su una realtà che, di per sé, è già orizzontale, diasporica, reticolare spesso alla ricerca delle vie di fuga piuttosto che dei dispositivi di sorveglianza. Raccogliere tutte le immagini che circolano su internet di manifestazioni, proteste, sit-in, dai no-global ai collective behaviour, dalla militanza dal basso alle nuove forme di disobbedienza. In Social Hammock ha rivestito una comoda amaca con gli abiti richiesti agli attivisti dei centri sociali bolognesi che soprassedendo alla discussione intorno alla legalità okkupano spazi. Anche per Genova un progetto radicale in una città in cui aleggia uno strano senso della verità. Un collages sonoro per manifestare il proprio dissenso che, nella musica come nell’arte, non è un semplice punto di vista ma una strategia di azione diretta. (Elvira Vannini)

La serie “Gioventù Ribelle” è stata realizzata con la collaborazione di un collettivo di giovani che lavorano ed agiscono all’interno del sistema politico nazionale. La loro giovane età (dai 14 ai 20 anni) è stato l’input per un approfondimento nei confronti della loro attività politica e sociale.
I “giovani ribelli” nascono con l’intento di sovvertire le regole dell’agire politico agendo attraverso interventi all’interno di manifestazioni, convegni, dibattiti e portando avanti ideologie che fanno dell’azione nel sostrato sociale il fulcro della loro attività. Il collettivo cresce modificandosi continuamente e lasciando intervenire al suo interno ogni volta, personalità diverse, in un continuo interscambio dell’idea di intervento. “Gioventù ribelle” rappresenta il concretizzarsi di una volontà, della precisa espressione dell’imposizione, una crescita naturale e costante che rafforza un’ideologia non imposta.
L’idea di dissenso che caratterizza il collettivo rappresenta un’evoluzione continua di idee e comportamenti e le strategie di intervento nel reale si concretizzano in un’azione partecipata nella quotidianità.

L’idea di archivio nasce dall’urgenza di riconoscere ed iniziare a catalogare tante situazioni non passive che nascono e agiscono come forma di contrasto a situazioni vigenti che stabiliscono leggi e imposizioni senza alcuna flessibilità. Da questo continuo rinnovamento e il suo rigenerarsi di volta in volta si destruttura l’idea stessa di archivio, non una catalogazione e classificazione di eventi, storie e immagini ma piuttosto una serie di esperienze difficilmente visibili perchè geograficamente lontane: manifestazioni, incontri e foto di discussioni. Tanti scatti che fanno riferimento alla stessa intensità. Quindi un work in progress mobile, labile e polimorfo. Una moltitudine continua di immagini che vanno prese, riconosciute e considerate.

"LA VERITA' E' NELLE CASE DELLA GENTE", installazione sonora, 2006


“Un progetto radicale in una città in cui aleggia uno strano senso della verità. Che cos’è la verità?
L’artista lo ha chiesto ad un network di artisti, curatori, politici, musicisti. Un collages sonoro per manifestare il proprio dissenso che, nella musica come nell’arte, non è un semplice punto di vista ma una strategia di azione diretta”
[1].

Hanno partecipato al mio progetto:
Fabrizio Basso,
Silvia Cini,
Annalisa Cattani
Adriana Torregrossa,
Emo (Linea77),
Angelo Sigaro Conti Raul Garzia (Banda Bassotti), Lucilla Castellano, Pasquale D’Alessio, Stefano Romano,
Haidi Giuliani,
Stefano Pasquini,
Cesare Pietroiusti,
Giorgio Porreca.

Ad ognuno ho chiesto il proprio significato di verità, la risposta ad un interrogativo che apre molte discussioni, che ha delle implicazioni a seconda del contesto o del punto di vista da cui si guardano le cose. Ma questi intrecci naturali e spontanei non impediscono di spiegare gli accadimenti disarmanti e le risposte che tutti cerchiamo. Ogni testimonianza è stata fondamentale per il lavoro, ognuno ha trovato le parole giuste per motivare la propria idea verità.

[1] Testo relativo al lavoro presente nella mostra “Every revoltion is a throw of dice” a cura di Elvira Vannini, Loggia della Mercanzia, in collaborazione con il Museo di Villa Croce e l’Accademia Ligustica, Genova, 2006.

"ŠKABRNJA", videoproiezione, 2007





video


Il video è intitolato con il nome di una cittadina della Croazia dove i danni della guerra sono stati tra i più duri e feroci. Le immagini che ho girato durante la mia permanenza, alla maniera del documentario, come un racconto in presa diretta, narrano uno dei tanti luoghi dove ancora oggi la minaccia dei serbi è evidente. Percorrendo una strada di campagna, ci si imbatte in frequenti cartelli che mostrano il divieto di oltrepassare la zona per il pericolo delle mine antiuomo. In una deriva casuale ho incontrato un paesaggio rurale profondamente toccato dai segni del conflitto. Alcune case riportano le lacerazioni delle bombe, costruzioni sventrate e prive di muri si profilano in uno scenario abbandonato. Anche i campi, bruciati, conservano tracce indelebili nei ricordi della gente che mal volentieri si sofferma a raccontare della guerra. Grazie ai finanziamenti dello Stato, molte case sono state ricostruite mentre altre sembrano insediamenti incompiuti: frammenti provvisori per non dimenticare quello che c’è stato.

"MAYBE", installazione, lettere di polistirolo, 20x10x2 cm, 2007


L’installazione è composta da dieci lettere bianche di polistirolo incollate al muro. Believe in me è una coniugazione imperativa a doppio senso e si riferisce al condizionamento che gli oggetti hanno sui comportamenti dei suoi proprietari, proprio come quando si parla degli oggetti d’affezione. Il tipo di carattere usato, un old english non è casuale, caduto in disuso perché eccessivamente decorativo, imponente e scarsamente leggibile, viene riutilizzato dalla cultura underground e hip hop proprio per la monumentalità dei caratteri.

"THE BUGS DON'T SPEAKS", installazione, 2007



Il lavoro consiste in una serie di micro-installazioni (di base 30-40 cm) che sono una sorta di trappole nonostante abbiano la parvenza di piccole dimore improvvisate, nomadiche. Sono dei dispositivi che misurano il flusso migratorio degli insetti. Alla base del loro funzionamento un principio scientifico che attraverso odori impercettibili attrae gli insetti, sono dispositivi gluant, ma non nel senso tattile, perchè tutto dipende da sottili esalazioni quindi per capirci non sono appiccicosi. Gli scienziati li usano per capire i cambiamenti climatici e stabilire gli attraversamenti, i passaggi, i flussi di migrazione della natura; i processi spesso sconosciuti dell'habitat naturale che diventano dei sentori immateriali dei movimenti stessi degli insetti. Mi interessa questo meccanismo come metafora traslata di una diaspora generale, che riflette sulla condizione dell'uomo e la sensazione di appartenenza quasi metafisica al mondo naturale, agli equilibri dei sistemi microclimatici, alle possibilità creative di adattamento. Gli spostamenti dei flussi, le migrazioni, il nomadismo come condizione dell'essere contemporanei, nella prospettiva della globalizzazione, senza conflitti ma nel ciclo della vita sono prima di tutto l'essenza intima, leggera, enigmatica delle cose.